Da oggi la cucina italiana entra nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO, diventando la prima tradizione gastronomica al mondo ad avere questo sigillo di eleganza culturale.
Non parliamo solo di piatti iconici, ma di un intero lifestyle: pranzi lenti, apparecchiature curate, ingredienti di stagione e quell’arte tutta italiana di trasformare ogni tavola in un set cinematografico, dove bellezza e piacere siedono fianco a fianco.t
Dal brindisi al tramonto sulla Costiera con un calice di bianco, alla carbonara gourmet reinterpretata dagli chef-star tra Roma e Milano, il Belpaese si conferma destination di culto per chi cerca non soltanto cibo, ma esperienza, storytelling e atmosfera. Il riconoscimento UNESCO arriva in un momento in cui il turismo enogastronomico vale miliardi e attrae viaggiatori che scelgono l’Italia per vivere weekend tra cantine di design, boutique hotel in vigneto e ristoranti con vista da red carpet.
Sul piano dell’immaginario, l’effetto è potente: l’Italia diventa il “patrio nido del food glamour”, dove una semplice trattoria vista vicolo può fare tendenza quanto un tre stelle Michelin, purché ci siano autenticità, stile e quella cura dei dettagli che il mondo ci invidia. Dal piatto all’outfit il passo è breve: il nuovo lusso è sedersi a tavola in Italia, postare un piatto perfetto e sentirsi, per una sera, protagonisti di un film d’autore servito in porcellana fine.
Nicola Pepe, il vincitore italiano del programma Hell’s Kitchen Italia ha dichiarato dall’Australia dove risiede da oltre un anno:
“In qualità di italiano, sono estremamente emozionato per la celebrazione della cucina italiana come patrimonio dell’umanità UNESCO. Questa vittoria non rappresenta solo un riconoscimento gastronomico, ma si fa portavoce di una tradizione che ha radici profonde nella nostra cultura. La cucina italiana non significa solo buon cibo; è un vero e proprio viaggio attraverso la nostra storia, le nostre tradizioni e il nostro modo di vivere in famiglia e comunità.
Ogni piatto racconta una storia, ogni ingrediente evoca ricordi di momenti condivisi attorno a una tavola imbandita. Questo riconoscimento ci permette di portare la nostra cucina nel mondo intero, facendoci apprezzare per ciò che siamo: un popolo che celebra la convivialità e la bellezza della condivisione.
Infine, voglio sottolineare un pensiero che mi sta particolarmente a cuore: “In tavola non ci sarà mai la guerra.La cucina è un linguaggio universale che unisce le persone, un invito a costruire ponti piuttosto che muri, ed è questo il vero significato della nostra tradizione culinaria.”

