“The Beauty”, la nuova serie FX/Disney+ ideata da Ryan Murphy e uscita nel gennaio 2026, è un thriller fantascientifico in 11 episodi che immagina un virus trasmesso sessualmente capace di trasformare chiunque in una versione “perfetta” di sé stesso: pelle immacolata, corpi scolpiti, giovinezza eterna. Ma il prezzo è la combustione spontanea dopo un overload fisico.
Al centro, gli agenti FBI Cooper Madsen (Evan Peters) e Jordan Bennett (Rebecca Hall), coppia professionale e sentimentale, indagano su modelle e influencer che muoiono in modi spettacolari dopo aver contratto “The Beauty”. Il contagio lega un magnate tech (Ashton Kutcher) e subplot su emarginati come Jeremy (Jeremy Pope), che abbracciano il virus per riscatto sociale. Da New York a Parigi, la serie mescola investigativo, body horror e satira sulla cultura dell’immagine.
Le sequenze di trasformazione sono visivamente brutali: corpi che si “riscrivono” in vasche lab, effetti gore espliciti che ribaltano il cliché zombie in un incubo glamour. Murphy infonde il suo tocco camp: estetica lussuosa contro orrori corporali, con location opulente che amplificano l’ironia.
Evan Peters è magnetico come Cooper, impulsivo e tormentato, mentre Rebecca Hall porta razionalità algida a Jordan, creando chimica credibile nonostante dialoghi a tratti didascalici. Jeremy Pope convince come incel frustrato, incarnando il cuore sociale della serie. Ashton Kutcher è efficace villain capitalista, ma subplot secondari disperdono il focus.
Il cast corale funziona nei momenti clou, ma 11 episodi allungano fili narrativi, rendendo alcuni personaggi sacrificabili. Murphy privilegia l’impatto visivo alle profondità emotive.
La serie denuncia l’ossessione beauty-capitalista, inclusione tossica e risentimento incel, con body horror che metaforizza il costo della “perfezione”. L’estetica camp – moda, influencer, violenza stilizzata – è il marchio Murphy, intrigante ma a rischio ridondanza.
Regia dinamica nei primi episodi, con ritmo che cala nel mezzo: troppe piste investigative, dialoghi espliciti che spiegano anziché mostrare. Finale risolto ma prevedibile.
Bilancio: un horror glamour da binge, con riserva
“The Beauty” affascina per concept originale e horror viscerale, perfetto per fan di Murphy (“American Horror Story”). Cast solido e satira attuale la rendono bingeabile, ma allungamento e superficialità tematica frenano il potenziale. Non il capolavoro, ma un guilty pleasure disturbante. Voto: 7/10.

